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Venerdì 09 Ottobre 2026

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

La fiera come metafora delle nostre certezze

di Federica Giusti - Venerdì 09 Ottobre 2026 ore 07:30

Ieri era San Faustino, e nella mia testa, significa una sola cosa: la fiera di Pontedera è tornata! E subito si sbloccano i ricordi di bambina: l’odore di caldarroste e di croccante, la musica dance anni ‘90, il luccichio delle giostre e i pranzi la domenica con amici e parenti.

Non è solo la fiera, è un momento spartiacque, tra l’estate e l’inverno, tra il mare e la scuola ormai iniziata da un mese, tra le aspettative e le speranze.

La fiera si installa in città e qualcosa cambia: sappiamo che resterà per pochi giorni, ma il suo arrivo è atteso, quasi fosse un appuntamento con una parte di noi che non abbiamo mai del tutto perduto.

Da bambini la aspettiamo con impazienza. Da adulti continuiamo ad aspettarla, anche se magari con occhi diversi. Cambiano le emozioni, cambiano le persone con cui la viviamo, ma rimane quella sensazione familiare che ci fa dire: è tornata la fiera.

Ed è proprio questa continuità a renderla, in qualche modo, una metafora potente della nostra vita.

La fiera torna una volta all’anno. Non importa quanto siano cambiate le cose nel frattempo: lei ritorna. E il suo ritorno ci offre qualcosa di cui oggi sentiamo sempre più bisogno: un punto fermo, l’idea di un’attesa che si fa presente.

Viviamo in un mondo veloce, dove tutto è immediatamente disponibile, acquistabile, raggiungibile. Possiamo ordinare un oggetto con un clic, parlare con qualcuno dall’altra parte del mondo, avere informazioni in tempo reale. Eppure, paradossalmente, questa enorme disponibilità non sempre ci fa sentire più sicuri.

Abbiamo sempre più possibilità e, allo stesso tempo, sempre meno certezze.

Per questo i rituali assumono un valore particolare. Ci aiutano a dare una forma al tempo, a riconoscere le stagioni della vita, a costruire continuità. La fiera è uno di questi rituali collettivi: sappiamo che tornerà e, quando torna, ci ritroviamo.

Non è necessario che accada qualcosa di straordinario.

Anzi, forse è proprio questo il punto.

In un'epoca in cui siamo continuamente spinti verso la novità, la produttività e l'eccezionale, la fiera ci ricorda il valore della normalità condivisa. Fare le stesse cose, nello stesso periodo, con persone importanti per noi, può avere un effetto rassicurante e profondamente umano.

Anche le giostre raccontano qualcosa. Girano, si muovono, ci fanno salire e scendere, ci portano per qualche minuto fuori dall'ordinario. Ma, alla fine, ci riportano esattamente al punto di partenza.

Forse è questa la metafora più bella: possiamo allontanarci, cambiare, crescere, attraversare momenti difficili, ma abbiamo bisogno di luoghi e rituali capaci di riportarci a casa.

La fiera non risolve le nostre incertezze. Non può farlo.

Ma per qualche giorno ci ricorda che non tutto deve essere nuovo per avere valore. Che incontrarsi conta. Che condividere un pasto conta. Che passeggiare senza fretta può essere importante. E che aspettare qualcosa, forse, è ancora una forma di felicità.

Quando le luci delle giostre si accendono, quindi, non arriva soltanto una fiera.

Arriva un appuntamento con la memoria, con le relazioni e con quel bisogno profondamente umano di sentirci, almeno per un momento, parte di qualcosa che ritorna.

Buona Fiera!

Federica Giusti

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