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venerdì 01 luglio 2022

PSICO-COSE — il Blog di Federica Giusti

Federica Giusti

Laureata in Psicologia nel 2009, si specializza in Psicoterapia Sistemico-Relazionale nel 2016 presso il CSAPR di Prato e dal 2011 lavora come libera professionista. Curiosa e interessata a ciò che le accade intorno, ha da sempre la passione della narrazione da una parte, e della lettura dall’altra. Si definisce amante del mare, delle passeggiate, degli animali… e, ovviamente, della psicologia!

​Davvero la psicologia è superflua?

di Federica Giusti - venerdì 18 marzo 2022 ore 07:18

Oggi voglio essere un po' provocatoria e parlare di psicologia e dell’importanza o meno di questa disciplina nel mondo.

Quello degli psicologi è un mestiere abbastanza moderno. I primi professionisti del settore arrivano nella seconda metà dell’ottocento, in un’Europa instabile politicamente che di lì a qualche decennio entrerà nel primo conflitto mondiale.

La sua diffusione negli anni è stata sempre più marcata, ma, nel nostro Paese, ancora adesso, non è completamente sdoganata. Capita ancora di sentire lo stigma su di sé quando si fa una psicoterapia, un po' come se davvero chi avesse bisogno dello psicologo fosse matto.

Ma non è così, anzi! Direi che è proprio il contrario!

Andare in terapia significa accettare di mettersi in discussione, accogliendo l’esistenza di altri punti di vista, di diverse prospettive. Significa mettersi in postazione per un cambiamento, talvolta anche profondo, il tutto cercando di entrare in una relazione intima e di fiducia estrema con il professionista. Per fare terapia si deve essere coraggiosi e curiosi.

In un vocabolario online, alla parola matto segue questa definizione: “Dominato da impulsi irrazionali, da spunti incontrollati, da manie inconsuete ed eccessive”. Beh, mi sembra che, anche stavolta, le parole parlino da sole. Senza entrare nel merito di chi soffre di patologie psichiatriche importanti, la mia provocazione voleva essere quella di invitarvi a riflettere sul fatto che no, chi va in terapia non è matto, è assetato di volontà di comprendere e comprendersi, e, ovviamente, sta attraversando un momento della vita molto complicato.

Se sdoganassimo di più la psicologia, forse, e dico forse, riusciremo a fare maggiore prevenzione anche nel campo della malattia mentale. Potremmo, ad esempio, evitare che persone non stabili emotivamente e psicologicamente, finiscano con il ricoprire ruoli importanti, come quelli dell’insegnamento, della medicina o, chissà, quelli di Capo di Stato (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente voluto!!!).

Agire in ottica preventiva limiterebbe frasi del tipo “Era davvero una brava persona, chissà perché avrà fatto strage della sua famiglia!?”, oppure “Non mi sarei mai aspettata che potesse fare questo…”. Se ognuno di noi avesse una maggiore consapevolezza emotiva propria ed altrui, sarebbe un cittadino migliore e potrebbe fare scelte più oculate, senza scambiare un folle che già aveva dato motivo di credere che fosse tale, per una gran brava persona alla quale poter affidare i propri concittadini.

Non sono ancora passati 200 anni dall’inizio della psicologia come professione, solo da poco tempo, in Italia, è stata riconosciuta come professione sanitaria e non accessoria, ma rimane spesso un contesto da serie B, quando non proprio Lega Dilettanti.

Abbiamone cura, che invece, davvero, potrebbe aiutarci a vivere più consapevolmente e in maniera più autentica, più attenta, più emotivamente attiva. E queste sono cose che possono salvare una vita!

Federica Giusti

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