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lunedì 10 dicembre 2018

INCONTRI D'ARTE — il Blog di Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci è nato Pontedera e vive a Calcinaia. Giornalista e critico ha pubblicato numerosi volumi sul cinema e sull’arte. Tra le sue pubblicazioni “Paolo e Vittorio Taviani , la poesia del Paesaggio”, editore Gremese. Ha diretto la rivista letteraria Ghibli ed ha collaborato con importanti istituzioni pubbliche. Attualmente è funzionario della Regione Toscana.

​Corrado Lippi: la forza e la violenza dell’arte

di Riccardo Ferrucci - mercoledì 21 marzo 2018 ore 10:07

Corrado Lippi

La pittura di Corrado Lippi rappresenta un viaggio profondo nell’intimità dello spirito umano, un racconto onirico che approda in un astrattismo informale pieno di suggestioni ed evocazioni , svelati magicamente dall’arte della pittura. Il primo riferimento di questa partitura scenica complessa rimanda alla musica, alle sue forme di composizione, all’armonia, ai silenzi, al senso di infinito. La struttura assolutamente lirica e libera dell’artista riesce a commuovere e rimanda ad una elaborazione concettuale che ha ritmi sospesi della musica : è un viaggiare tra sogno e realtà, luce e buio, notturni e chiare albe. Corrado Lippi nasce a Uliveto Terme il 10 Marzo 1951. Da sempre appassionato di arte e letteratura, comincia a dedicarsi al disegno negli anni 70. Inizia a dipingere in modo costante dal 2004. E’ in questi anni che in modo progressivo e graduale, la pittura di Lippi ha un’evoluzione verso una semplificazione e una sintesi che lo portano ad un informale astratto. La sua recente mostra a Bientina alla Torre Civica “ Porte dell’anima” rappresenta un passaggio significativo per la sua arte e la sua ricerca.

La mostra “Porte dell’anima”, presentata a Bientina, è un momento importante per la tua ricerca artistica, raccoglie un nucleo significativo delle tue opere recenti accanto ad alcuni quadri storici. Ci puoi parlare di questa mostra ?

"La mostra “Porte dell’anima” è un guardarsi allo specchio, un riflettere sul proprio lavoro e guardare il proprio percorso con occhi critici. Credo che nella vita e nell’arte per andare avanti, per migliorarsi, occorre riflettere, anche in modo spietato, sui propri errori per comprenderli ed andare oltre, in un continuo percorso di crescita. Questa mostra è stata un confronto con me stesso, con il pubblico, con la critica per cercare di capire le ragioni profonde del mio lavoro, recepire le impressioni degli altri e cercare di dirigersi verso nuovi orizzonti creativi, in uno spazio più libero e lirico."

Nel tuo lavoro utilizzi tecniche diverse, dalla pittura alla fotografia digitale. Come scegli di utilizzare strumenti diversi per raccontare il tuo mondo poetico ?

"E’ un bisogno più fisico che intellettuale quello di comunicare attraverso l’arte. E’ quasi un liberarsi da un peso, produrre un’opera d’arte è un modo per liberare una creatività profonda. Qualsiasi strumento utilizzato per comunicare ha pari dignità : la scultura, la pittura o la fotografia. Ho cominciato a fotografare per rispondere ad un’esigenza interiore, in un momento che un incidente mi ha reso temporaneamente inabile, e nella foto ho trovato un modo diverso di esprimere il mio mondo interiore."

Ogni artista è sempre in compagnia di autori amati. In passato hai realizzato degli omaggi alla pittura di Burri, Ritcher, Rothko. Quali sono adesso gli autori che senti più vicini alla tua sensibilità ?

"I grandi musicisti, perché rispondono a delle domande interiori. In questo momento ho bisogno di grandi spazi di silenzio e credo che, tra una nota ed un’altra, ci sia un mondo da apprendere e conoscere. Il silenzio, tra una nota e un’altra, è pieno di parole, musica e bellezza; ed in questo momento ho bisogno dei grandi musicisti. Naturalmente un’artista moderno si avvicina alla grotta di Ali Babà, nel ricco mondo della storia e dell’arte, scoprendo ogni volta tesori ed autori di grande valore. Ogni volta che mi avvicino ad un’artista ne scopro il valore e cerco di rispondere con la mia voce, il mio lavoro, in un modo assolutamente propositivo e creativo."

Nella tua pittura mi sembra di cogliere un’impostazione quasi cinematografica, con un alternarsi di primi piani a campi lunghi, con movimenti di macchina e forme stilistiche che ricordano da vicino il cinema.

"Il mondo del cinema dà la possibilità di vivere infinite vite e riflette anche la contemporaneità. Nella vita ci copriamo di infiniti veli, perché abbiamo paura di mostrarci come effettivamente siamo, di guardarci dentro. Ho amato molto il cinema di Abel Gance, Dreyer, ma anche il cinema più leggero, la commedia, perché credo che un insegnamento ci può arrivare anche dalle storie più semplici e lineari."

Una domanda che ti vorrei fare è di parlarci del futuro del tuo lavoro. A cosa stai lavorando adesso? A progetti diversi oppure in continuità con la strada poetica aperta dai tuoi recenti lavori ?

"E’ una domanda a cui non so rispondere. So soltanto che il quadro più vero e profondo è quello che realizzerò nel futuro. Io sono un po’ come i miei quadri: un magma che si muove dentro forme geometriche che lo imprigionano. Anche il mio lavoro è dentro regole che vorrei rompere, per liberare pienamente la violenza della mia arte. Violenza intesa in senso positivo, come un forza creativa primigenia che si sprigiona nella totale libertà. Se non c’è violenza e sessualità cosa resta dell’arte? Quando questa violenza prenderà il sopravvento cosa succedere nella mia arte ? E’ questa la domanda che resta senza risposta, a cui non so in questo momento rispondere."

Riccardo Ferrucci

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