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Martedì 27 Gennaio 2026

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

Architettura che abbaglia

di Gianni Micheli - Martedì 27 Gennaio 2026 ore 08:00

A chi capita di procedere verso il Lago d’Orta, in direzione di Orta San Giulio, arriva il momento, guardandosi attorno, anche attraverso il finestrino mai lavato di un’automobile, di fermare gli occhi su qualcosa che non ammette distrazioni perché, semplicemente, abbaglia. Il tempo di una sosta, qui, si fa necessità.

A stimolare la fantasia e l’immaginazione è un palazzo moresco piantato sul Lago d’Orta come se qualcuno avesse sbagliato continente ma avesse avuto comunque un ottimo gusto. Merli, archi, decorazioni, marmi e colonne raccontano in silenzio storie di viaggi lontani, di commercianti ottocenteschi e di un’epoca in cui il fasto non aveva paura di esagerare. E svettano verso il cielo in linee e forme che si raccolgono in un’unica cupola, solenne e altezzosa, quasi un minareto.

Una veloce ricerca dà il risultato inatteso: il portone davanti ai vostri piedi è quello di Villa Crespi. Villa Crespi… un nome già sentito, ma dove? Masterchef, Cannavacciuolo, stelle Michelin, pacche sulle spalle! Possibile? Senza dubbio.

Se il nome racconta al cuoco amatoriale italiano medio l’alta cucina, le sue forme e i suoi protagonisti, non fa lo stesso per l’altera bellezza di quello che può dirsi un atto d’amore per l’architettura, per Pia Travelli (difatti fu Villa Pia per non poco tempo) e per il lago stesso. Villa Crespi deve oggi il suo nome all’industriale del cotone Cristoforo Benigno Crespi che ne chiese la costruzione nel 1879 invitando l’architetto Angelo Colla a trarre ispirazione fors’anche dalle Mille e una notte, dopo tanto aver viaggiato in Oriente, restandone certo impressionato. Pia Travelli era la consorte a cui la villa fu dedicata.

“Uno ricchissimo e nuovissimo barone della provincia nostra, che diligeva le arti, commise all'architetto di fargli un quanto potesse venusto castello, presso al lago dove si dice che il greco Julio si riducesse a insegnar Cristo a quelli subalpini pagani.

Questo architetto, in riva al lago, e ne' colli donde si vede rosato ne' mattini quel ghiacciato monte, che sovra ogni altro sovrasta, verso il Sesia, gli fece un Alhambra finto, ovverosia dipinto come Alhambra su muri di capo mastro, e una torre, che puoi dirla un poco di Alhambra e un poco di Kremlino. E così quel barone grandissimo si vivette felice”. Questo il racconto che ne fa Carlo Emilio Gadda nei “Viaggi del Gulliver, cioè del Gaddus” nel 1981.

Se fossero le portate di un menù architettonico Villa Crespi sarebbe forse più nota. Un benvenuto di stucco a stampo dal sapore arabo con il fascino di Baghdad, antipasti di maioliche, primi di archi rialzati e vellutate di pavimenti con profumi palladiani, secondi al sentore di marmo (broccatello di Spagna, rosso di Francia, lumachella di Svezia), contorni con diaspri della Sicilia ripassati a mano, dessert di giardini fontanati con effluvi di minareti di Damasco. Ma invece è un esclusivo hotel a cinque stelle, oltre alle tre del ristorante, e quindi bisogna che il palato s’accontenti di quello che l’occhio riesce a trattenere.

Non resta allora, ormai fermata l’auto, che scendere lentamente verso il borgo di Orta San Giulio, con il lago che fa capolino tra i rami e le case che sembrano sistemate lì apposta per farsi fotografare – qualcuna in attesa di cadere, ma il tempo non risparmia nemmeno la bellezza – mentre alle spalle fa capolino il Sacro Monte patrimonio Unesco. La discesa è gentile e accompagna fino al cuore del paese, dove il tempo pare non avere le lancette, a gennaio, poi, nemmeno l’orologio, e ogni menù superfluo viene lasciato indietro, come una giacca dimenticata su una panchina a ridosso del lago, nell’ora del tramonto.

Non ci pensate nemmeno a restare lì, sognanti, a guardare il lago. È tempo di ripartire! Con la consolazione d’aver abbonato nel gusto, e nella meraviglia, senza aver preso una sola caloria.

Gianni Micheli

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