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giovedì 16 settembre 2021

INCONTRI D'ARTE — il Blog di Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci

Riccardo Ferrucci è nato Pontedera e vive a Calcinaia. Giornalista e critico ha pubblicato numerosi volumi sul cinema e sull’arte. Tra le sue pubblicazioni “Paolo e Vittorio Taviani , la poesia del Paesaggio”, editore Gremese. Ha diretto la rivista letteraria Ghibli ed ha collaborato con importanti istituzioni pubbliche. Attualmente è funzionario della Regione Toscana.

​L’arte di Giorgio Dal Canto (Babb)

di Riccardo Ferrucci - giovedì 27 maggio 2021 ore 07:30

Giorgio Dal Canto BABB

Giorgio Dal Canto, meglio conosciuto nel mondo dell'arte come Babb, è nato nel 1934 a Pontedera, paese nel quale ha vissuto e lavorato. Si è spento lunedì 23 maggio 2016 all'età di 82 anni. Le sue prime passioni sono state la grafica e le incisioni. Ha iniziato a dipingere a quarant’anni. Tra le cartelle di acqueforti realizzate ricordiamo "Cinque incisioni", "Le Carte", "Pontedera ricordo degli anni '30", "Viaggio immaginario", "I vasi di Pandora", "Un saluto da...", "Nostalgia", "Incantamenti", "Controfiaba ". Ha realizzato numerose mostre tematiche, ricordiamo: "I giochi e le scommesse dell'uomo", “Disgrazie di un paese", "La storia finita, 26 dipinti per la Torre", “Una storia (contro)”. I suoi dipinti sono stati presentati in mostre organizzate a Pisa, Pontedera, San Gimignano, Empoli, Venezia. 

La sua ultima produzione si è sviluppata intorno al tema del più famoso burattino del mondo, Pinocchio, che gli ha consentito, seguendo l'esempio di Carlo Collodi, di tracciare un ritratto dell’Italia contemporanea, evidenziandone pregi e difetti. Si è conquistato un posto d’onore nella Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 150º Anniversario dell’Unità d’Italia nel 2011, con le composizioni a tema "La Bugia" prodotte in collaborazione con l'artista Renato Meneghetti e con la regia di Alberto Bartalini. Dal 2011 al 2013 è rimasta esposta al pubblico, all'aeroporto di Pisa, l'installazione dedicata a Pinocchio, realizzata dall'artista pontederese. Giorgio Dal Canto nelle sue opere ha rappresentato il potere e lo ha messo a nudo, rivelando, anche attraverso il ricorso a un'ironia amara, le contraddizioni della società attuale.

E’ importante ricordare questo grande artista a cinque anni dalla scomparsa, perché resta uno dei maggiori protagonisti dell’arte toscana del secondo novecento. La mostra “Una storia (contro)”, presentata nel 2009 negli spazi del Museo Piaggio, selezionava una ricca serie di dipinti dell’artista raccolti dall’amico e collezionista Giuseppe Diomelli, un imprenditore amante dell’arte e del lavoro di Giorgio Dal Canto. Nella mostra, attraverso un vasto ciclo di opere, si può cogliere la grandezza artistica di un autore che ha saputo creare un affresco tragico ed ironico dell’umanità, divisa in due grandi categorie umane: gli uomini bombetta in nero che detengono il potere e gli uomini righe colorati che subiscono l’arroganza dei potenti.

Per Dal Canto è stato naturale schierarsi dalla parte dei deboli, dei semplici, degli uomini che subiscono passivamente l’incedere della storia e che vengono di frequente calpestati nei loro diritti, nelle legittime aspirazioni. La caratteristica e l’originalità della pittura di Dal Canto è quella di saper descrivere i rapporti di forza esistenti ed il procedere sempre di più verso una civiltà fredda e tecnologica, ma raccontando il tutto in modi surreali sempre diversi. In uno degli ultimi cicli di dipinti “Burattini” dimostra, ancora una volta, la rara capacità inventiva di Dal Canto, in grado di realizzare un vasto affresco tragicomico partendo dalla storia, universalmente nota, di Pinocchio. L’idea dell’artista non è semplicemente di raccontare e descrivere le storie del personaggio collodiano, ma di attraversare questi simboli conosciuti con il proprio timbro poetico e stilistico, narrando una nuova tragedia contemporanea che guarda al passato e illumina il presente.

Le immagini della favola contengono già al loro interno una forte critica sociale e l’idea di un meccanismo di potere che annulla le aspirazioni alla libertà e alle scelte individuali: al fondo del percorso poetico si coglie l’idea di un’umanità ridotta in schiavitù e priva di strumenti diretti di conoscenza. La televisione, il computer, il cellulare sono i simboli di una fragile modernità, ma diventano, per l’autore toscano, gli strumenti per manipolare le coscienze e per creare una realtà mediata e soltanto virtuale.

Il dipinto dei burattini, che finiscono dentro il cassonetto dei rifiuti, è la storia esemplare della nostra civiltà che distrugge i nostri sentimenti, le naturali aspirazioni dell’uomo. Il tono del racconto è drammatico, autentico, tragico, ma continuamente elevato dai timbri poetici dell’invenzione e della fabulazione che trova nuovi modi originali per esprimere, con fantasia, le ansie del nostro tempo.

In Dal Canto ritroviamo il linguaggio autentico e popolare di un altro grande artista toscano, Giuseppe Viviani, che riusciva ad illuminare, con poesia ed umanità, un mondo affollato di personaggi umili ed emarginati. Gli uomini righe di Dal Canto sono una continuazione ideale delle figure di Viviani, protagonisti di un gioco che non comprendono fino in fondo e nel quale sono costretti a subire le regole scritte e stabilite da altri. Per alcuni elementi le storie di Dal Canto ci ricordano, per la loro profondità e armonia, i mondi poetici elaborati da Antonio Possenti e Franz Borghese, artisti che, dietro una festa di segni e colori, nascondono profonde inquietudini e incertezze.

Dal Canto è riuscito magicamente a trovare, grazie alla sua coerenza e al suo impegno etico, quel fragile punto di equilibrio tra armonia e colore, tra narrazione e canto, che gli ha permesso di costruire un mirabile universo di storie ed illusioni, di luci i e colori, che diventa semplicemente poesia.

Riccardo Ferrucci

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