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Martedì 08 Settembre 2026

LE PREGIATE PENNE — il Blog di Pierantonio Pardi

Pierantonio Pardi

Pierantonio Pardi ha insegnato letteratura italiana all’ITAS “ Santoni” di Pisa fino alla pensione. Il suo esordio narrativo è stato nel 1975 con il romanzo "Testimone il vino" , ristampato nel 2023 sempre dalla Felici Editore, nel 1983 esce "Bailamme" (ristampato nel 2022 con Porto Seguro editore). Negli anni seguenti ha pubblicato come coautore “Le vie del meraviglioso” (Loescher,1966), “Il filo d’Arianna (ETS, 1999) e da solo “Cicli e tricicli” (ETS 2002), “Graaande …prof (ETS, 2005) e “Il baffo e la bestia” (ETS 2021), "Erotiche alchimie" (ETS,2024) e "La disgrazia di chiamarsi Lulù" (Felici Editore, 2024). Ha curato l’antologia “Cento di questi sogni” (MdS, 2016) ed è direttore editoriale della collana di narrativa “Incipit” (ETS)

​Intervista a Daniele Luti

di Pierantonio Pardi - Martedì 08 Settembre 2026 ore 08:00

Caro Daniele,

ti invio la domanda che ho pensato per la tua intervista su Cassola, per il prossimo numero del mio blog che farò uscire a fine mese.

Domanda

Nel prossimo numero del mio blog, ho pensato di raccontare “Paura e tristezza”, un romanzo che amo molto, scritto da Carlo Cassola.

Ma c’è un problema. Il mio blog tratta solo ed esclusivamente scrittori toscani o, quantomeno, naturalizzati da anni in Toscana, mentre Cassola è romano.

Però, ha scritto quasi sempre romanzi ambientati in Toscana, compreso quello che andrò a raccontare.

Quindi mi è sorto un dubbio: posso inserirlo ugualmente?

Ho quindi deciso di rivolgermi, per risolvere questo dilemma, al mio storico amico , grande esperto dell’ opera di Cassola, Daniele Luti

Ed ecco quello che mi ha risposto.

Risposta

Intanto, mi congratulo per la scelta del romanzo. Paura e Tristezza è forse l'opera più intensa, per poesia e per ritmo, che abbia scritto Carlo. Non a caso, volle che il volume fosse messo assieme a lui nella bara. Scelta concettuale e stilistica di pregio, la tua, per vari motivi: Paura e Tristezza, già configurato come racconto tra quelli, guardando al Joyce dei Dubliners, concepiti tra il 1937 e il 1946, è l'opera più moderna, innovativa, sperimentale di Carlo; le parole sono immerse in oceani di silenzio, organicamente alla musicalità della ballata popolare; si impone l'indugio alla Hardy nel vivere il paesaggio; è il più volterrano dei romanzi cassoliani perché è declinato in senso matriarcale. È rurale e alabastrino; la tecnica del racconto è cinematografica. Il testo è una sceneggiatura.

Veniamo adesso alla domanda. Intanto, nella biografia dello scrittore, Volterra è il luogo in cui la sua famiglia si realizza, entra strutturalmente dentro l'identità della città e dei suoi Dintorni.

I Cassola, dal nonno Carlo senior, mazziniano, uomo dentro la cospirazione risorgimentale, duunviro di Brescia, la leonessa d'Italia, al padre Garcia, direttore dell'Avanti!, fino a Carlo junior, tutti sposano delle volterrane e realizzano a Volterra il loro vivere, è il caso del capostipite, del "Cacciaguida" della famiglia, o il loro buon ritiro. Nel Volterrano, in una delle campagne più belle della Toscana, una realtà paesaggistica mossa dal gioco di onda marina delle colline e dalla presenza, sorprendente, di piccole città e di paesi che sembrano conservare la struggenza di un immobile medioevo e le orme di una lontana ma vitale presenza degli etruschi.

E poi è proprio Carlo a identificarsi come scrittore toscano. Ecco quello che dice in Letteratura e disarmo:" Volterra era per me la campagna e Cecina il mare. Da piccolo amavo la campagna e detestavo il mare: Volterra libera cara, Cecina no. Nel periodo in cui tentai senza successo di diventare un giovane normale, cioè tra i 14 e i 18 anni, le parti si invertirono: Cecina diventò per me più importante di Volterra. Poi, quest'ultima riprese il sopravvento, perché fu teatro della mia decisione di diventare uno scrittore. Fu a Volterra che diventai liberalsocialista; fu a Volterra che feci la Resistenza... La mia predilezione infantile non ha fatto quindi che rafforzarsi.

Oggi, se devo dire a quale città mi senta più legato, non ho dubbi nell'indicare Volterra".

Quindi è uno scrittore dalle radici legate al triangolo magico, toscanissimo!, Volterra, Cecina, Grosseto. Non a caso, come ha scritto il suo amico Luciano Bianciardi, "Io, per esempio, ho un amico scrittore, che una volta andò in aereo sino a Pechino, nel Catai, come dicevano gli antichi. Eppure, siccome è uno scrittore serio, tornando non si è mica messo a parlare dei cinesi! Al contrario, ha continuato a parlare dei cecinesi, e fa bene, perché quelli li conosce davvero". In questo modo, il Bianciardi esprimeva, alla maniera di Isaac Singer, la convinzione che uno scrittore deve essere letto e compreso nel suo rapporto privilegiato con i luoghi dell'anima, non con quelli burocraticamente anagrafici.

Paura e tristezza

Trama

Pubblicato nel 1970, Paura e tristezza è uno dei romanzi più intensi e dolenti di Carlo Cassola A differenza de La ragazza di Bube, la narrazione segue l’intera parabola esistenziale della protagonista, dalla prima infanzia fino alla maturità sfiorita.

La protagonista è Anna dell’Aiuto, una ragazza che cresce nella miseria del quartiere della Badia a Volterra.

Figlia di una lavandaia e nata senza padre (condizione per cui si definisce sconsolatamente bastarda ) , Anna è una bambina giudiziosa e volenterosa. Crescendo si divide tra i lavori nei campi presso il podere della zia Ersilia e il servizio come domestica a Volterra presso la contessa Lastrucci – Giorgi.

Nonostante la buona volontà, Anna vive dominata da una cronica passività e da un intima diffidenza verso il mondo. L’unico momento di autentica gioia coincide con la parentesi vissuta accanto ad Alvise, un giovane profugo veneto. Con lui condivide un idillio fatto di cose semplici: il lavoro agricolo in silenzio, le arrampicare sugli ulivi, i pasti fugaci sugli argini.

Finita la guerra, però, Alvise torna al suo paese, lasciando Anna in una solitudine ancora più profonda. Dopo la morte della madre, Anna rifiuta l’idea dell’amore, che considera una trappola inevitabilmente legata a sofferenza e sottomissione.

Vittima della propria rinuncia e sedotta da Renato un contadino rozzo che la compromette, finisce per sposarlo senza amore. Il romanzo si chiude sul ritratto di una donna ormai consumata dalla fatica nei campi, sommersa dai figli e rassegnata a una cupa infelicità.

I motivi di un titolo

La paura: più che un terrore improvviso, è un’angoscia strisciante verso il sesso, le relazioni fisiche e gli uomini percepiti come minaccia o inganno. Tutto questo si traduce appunto nella paura d i sporgersi sulla vita e di soffrire.

La Tristezza: è la cifra stilistica ed emotiva del libro: coincide con la stanchezza interiore di Anna, il torpore emotivo che la spinge a vivere ancorata al presente ( “al giorno, all’ora, al minuto”) per proteggersi dal doloroso scorrere del tempo e dalla solitudine

Due parole sulla poetica di Cassola

La poetica del "subliminare" è la chiave di volta dell'intera produzione letteraria di Carlo Cassola, teorizzata e affinata a partire dagli anni Cinquanta e portata alla sua massima espressione tra gli anni Sessanta e Settanta (in opere come Il Taglio del bosco, La ragazza di Bube, Un cuore arido e Paura e tristezza).Il termine deriva dal latino sub-limen (letteralmente "sotto la soglia"), inteso come ciò che sta al di sotto della soglia della coscienza drammatica o dell'evento eccezionale.

Che cos'è la poetica del subliminare?

Per Cassola, la vita vera non si manifesta nei grandi avvenimenti storici, nelle imprese eroiche, nelle svolte drammatiche o nei grandi dibattiti ideologici. Al contrario, l'essenza dell'esistenza risiede nell'invisibile trama dei gesti quotidiani, nelle azioni minime e apparentemente insignificanti che costituiscono il 99% della nostra vita.

I tre principi cardine del subliminare:

1. rifiuto del romanzesco: la trama di un romanzo deve assomigliare alla vita reale dove spesso non succede nulla.

2. L’equilibrismo degli eventi: per l’autore, accendere la stufa o guardare fuori dalla finestra hanno lo stesso valore di un matrimonio, di una nascita o di un lutto.

3. La verità dei sentimenti minimi: indaga gli stati d’animo impercettibili; una leggera malinconia, una noia passeggera un senso di pace improvviso mentre si cammina per strada.

Nei romanzi subliminali la trama è ridotta all’essenziale. In “Paura e tristezza” seguiamo la vita di Anna senza che vi siano acuti narrativi. L’attenzione del lettore viene spostata dal “cosa succede” al “come si sente il personaggio mentre vive”

Per rappresentare il subliminare Cassola utilizza un linguaggio volutamente semplice, quasi povero centrato sull’uso della

paratassi , sul rifiuto di metafore complesse o vocaboli ricercati sul tono sommesso, neutrale che evita deliberatamente la retorica e il patetismo.

I personaggi di Cassola sono contadini, giovani donne di provincia (Anna, Ada) persone semplici che non teorizzano sulla vita, ma la subiscono o la vivono spontaneamente portando dentro, però, quell’ incomunicabilità e quel senso di solitudine, tipici della condizione umana.

Ed ecco come si conclude il romanzo: Anna, dopo aver parlato a lungo con un’ amica, Gemma, che la rimprovera perché si è lasciata andare e non cura più il suo aspetto si incammina verso casa:

Gemma le fece far tardi. Il buio la prese che non era ancora a metà strada. Ma in campagna si era abituata ad andar fuori , di notte, non le faceva più impressione. Si fermò a riposare sulla spalletta del ponte. Dalla bottega veniva il vocio degli uomini che erano lì a bere e a giocare a carte. Doveva esserci anche Renato. A meno che fosse andato in città…

Su per la salita camminava senza pensare a niente. Il bimbo le s’era addormentato in braccio. Al principio della strada che portava al podere, si fermò per avvolgerlo nello scialle: s’etra levato il vento, aveva paura che prendesse fresco.

Nel campo di sotto, apparivano e sparivano i lumicini delle lucciole. Di lì, e anche da più lontano, veniva il canto dei grilli. Non ci aveva fatto caso, le sere avanti: né alle lucciole, né ai grilli. “Ormai siamo in autunno”, pensò.

La settimana prossima, avrebbe vendemmiato. Presto avrebbero anche bacchiato le castagne. Per un momento si sentì contenta, come le succedeva sempre da bambina, quando il principio dell’autunno voleva dire andare a vendemmiare da Ersilia, andare con la mamma a raccattare le castagne, e ricominciare ad andare a scuola,

Pierantonio Pardi

Articoli dal Blog “Le pregiate penne” di Pierantonio Pardi