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Steatosi epatica, una sfida emergente per la sanità pubblica

ROMA (ITALPRESS) – Si è svolto a Roma, presso il Senato della Repubblica, un tavolo di confronto, su iniziativa del Segretario X Commissione del Senato Ylenia Zambito, per discutere della presa in carico del paziente affetto da steatosi epatica.All’evento hanno partecipato rappresentanti della comunità scientifica, istituzioni e associazioni di categoria. L’attenzione si è focalizzata sulle […]



ROMA (ITALPRESS) – Si è svolto a Roma, presso il Senato della Repubblica, un tavolo di confronto, su iniziativa del Segretario X Commissione del Senato Ylenia Zambito, per discutere della presa in carico del paziente affetto da steatosi epatica.All’evento hanno partecipato rappresentanti della comunità scientifica, istituzioni e associazioni di categoria. L’attenzione si è focalizzata sulle forme più gravi di questa condizione, che oggi rappresenta una sfida emergente per il Sistema Sanitario Nazionale e Regionale, per definire quali siano le migliori strategie diagnostiche e terapeutiche per affrontarla.La forma più severa della steatosi epatica, definita steatoepatite (MASH), rappresenta il fenotipo progressivo di questa condizione in grado di portare alla deposizione di fibrosi e, potenzialmente, di causare cirrosi.La fibrosi rappresenta il principale fattore di rischio per eventi clinici epatici, che aumentano la mortalità e possono rappresentare un’indicazione di trapianto di fegato. Essa, dunque, rappresenta un predittore prognostico rilevante, e la sua stadiazione permette di mettere in atto programmi di sorveglianza e di cura. Infatti, più tardivi sono diagnosi e trattamento, maggiore è il rischio di progressione della malattia e l’incidenza di eventi clinici ad essa correlati.Pertanto, una tempestiva e corretta presa in carico dei pazienti a maggior rischio di eventi clinici, in quanto affetti da MASH e/o da fibrosi avanzata, non rappresenta soltanto la miglior strategia per prevenire l’evoluzione verso la cirrosi e le sue complicanze – epatocarcinoma e insufficienza epatica – e per ridurre mortalità e necessità di trapianto di fegato, ma costituisce una concreta opportunità di risparmio di risorse per il Sistema Sanitario Nazionale.Infatti, la steatosi epatica sta rapidamente diventando una delle principali sfide per la sanità pubblica italiana: la diagnosi è spesso tardiva e questo comporta costi sanitari diretti (ricoveri ripetuti, complicanze, percorsi diagnostici complessi e trapianti) e costi indiretti elevati (perdita di produttività, pensionamento precoce, invalidità, morte prematura, carico crescente per caregiver e famiglie). La percentuale di pazienti con steatosi epatica e candidati a trapianto di fegato è aumentata significativamente negli ultimi anni (dal 12,54% al 20,16% nel periodo 2012-2022).“Siamo di fronte a una condizione clinica molto complessa, con un impatto sociale e clinico rilevante. E’ una patologia che richiede una presa in carico del paziente strutturata e multidisciplinare sul territorio, percorsi condivisi e rapidità diagnostica. L’incontro di oggi, tra Istituzioni, Associazioni, Parti Terze e classe medica, ha lo scopo di analizzare la complessità della malattia, a partire dai dati epidemiologici che indicano chiaramente l’urgenza e l’opportunità della presa in carico dei casi severi per ridurre la mortalità e contenere in maniera significativa i costi diretti e indiretti a carico del Servizio Sanitario Nazionale”, ha dichiarato la Senatrice Ylenia Zambito, Segretario X Commissione del Senato.“La steatosi epatica, insieme alla sua forma più progressiva (steatoepatite), rappresenta oggi una delle principali cause di danno epatico nei Paesi occidentali e avrà un impatto sempre maggiore sull’insorgenza di cirrosi, epatocarcinoma e insufficienza epatica, con conseguente aumento della necessità di trapianto di fegato. In Italia, ogni anno, circa 16.000 persone muoiono a causa della cirrosi e delle sue complicanze, e vengono effettuati circa 1.700 trapianti di fegato. Grazie a una presa in carico mirata dei pazienti a rischio, ovvero quelli affetti da malattia progressiva e/o fibrosi avanzata, e grazie all’innovazione terapeutica si potrebbero ridurre mortalità e costi associati – ha spiegato Giacomo Germani, Segretario dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF) e Direttore dell’Unità Trapianto Multiviscerale dell’Azienda Ospedale – Università di Padova -. Non si tratta di una condizione limitata al fegato, ma di un quadro clinico e sistemico complesso, che comporta un aumentato rischio di diabete, di eventi cardio- e cerebrovascolari, di problematiche renali e un incremento di sviluppo di neoplasie. All’interno di questo contesto, il ruolo dell’epatologo sta evolvendo: non è più lo specialista che si occupa della gestione della malattia epatica ma è una figura clinica con competenze multidisciplinari, che lavora in un team integrato con diabetologi, cardiologi, internisti e medici di medicina generale, intervenendo durante tutto il percorso di presa in carico del paziente. La figura dell’epatologo diventa pertanto centrale per assicurare non solo un approccio diagnostico tempestivo ma anche un trattamento, che a breve sarà anche farmacologico. Tutto questo è fondamentale per affrontare una patologia in continua crescita e ad alto impatto sulla salute pubblica”.Il 3 novembre 2025, AISF ha pubblicato i risultati della Survey nazionale dedicata alla MASLD/MASH, con l’obiettivo di fotografare il volume, le caratteristiche cliniche e le modalità di gestione dei pazienti già riferiti ai centri specialistici italiani.“La steatosi epatica, specialmente nei suoi stadi avanzati, non può più essere considerata una condizione transitoria: è una malattia seria e va affrontata con la stessa attenzione riservata alle altre patologie croniche del fegato. Per questo è fondamentale che i pazienti vengano seguiti da specialisti epatologi, gli unici in grado di garantire un percorso diagnostico-terapeutico appropriato e tempestivo. Riteniamo urgente che la steatosi epatica venga finalmente inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza e che venga creato uno specifico codice di esenzione, all’interno dell’attuale codice 016 dedicato alle epatiti croniche: un passo indispensabile per tutelare i pazienti, garantire equità di accesso e costruire percorsi di cura realmente efficaci”, ha dichiarato Massimiliano Conforti, Neo-Presidente dell’Associazione EpaC.“L’evoluzione epidemiologica di questa malattia impone un cambio di paradigma. Dopo i risultati ottenuti nella gestione dell’epatite C grazie a politiche sanitarie coordinate, è necessario ora concentrare l’attenzione sulla steatosi epatica, rafforzando la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti a rischio. La popolazione che necessita di trattamento specialistico è numericamente contenuta, ma il suo peso clinico e sociale è significativo. La malattia genera un impatto economico rilevante per il nostro sistema sanitario. Il costo medio annuo per paziente con forma grave può arrivare a circa 13 mila euro, mentre l’onere complessivo per il Servizio sanitario nazionale è stimato in oltre 7,7 miliardi di euro annui rispetto alla popolazione non affetta. Numeri che dimostrano come la prevenzione e l’intervento tempestivo non siano solo una scelta clinica, ma anche una strategia di sostenibilità per il Sistema sanitario”, ha dichiarato Gianni Berrino, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Epatiti Virali e Malattie del Fegato.– foto ufficio stampa AISF –(ITALPRESS).

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