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giovedì 09 dicembre 2021

STORIE DI ORDINARIA UMANITÀ — il Blog di Nicolò Stella

Nicolò Stella

Nato in Sicilia si è trasferito a Pontedera a 26 anni e ha diretto la Stazione Carabinieri per 27 anni. Per sei anni ha svolto la funzione di pubblico ministero d’udienza presso la sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa. Ora fa il nonno e si dedica alla lettura dei libri che non ha avuto tempo di leggere in questi anni.

​Il metodo Pontedera

di Nicolò Stella - sabato 25 settembre 2021 ore 07:30

In una delle tante Stazioni Carabinieri sparse sul territorio nazionale, il caso volle che si incontrassero dei volenterosi investigatori i quali pur scarsi di mezzi, ma armati di buona volontà, si intestardirono a "ripulire" una delle zone più colpite dallo spaccio al minuto di sostanze stupefacenti.

Nella zona imperversavano i cosiddetti "ragazzi del bosco", giovani dell’entroterra magrebino, pastori abituati a vivere in condizioni ambientali dure, costretti per necessità a spedire alla famiglia, rimasta nel villaggio, almeno duecento euro al mese, essenziali per la loro sopravvivenza.

La rete era ben articolata, con un assetto logistico e operativo. La droga veniva conservata all’interno delle aree boschive, protetta da attente sentinelle situate ai margini della boscaglia di Montecastello, San Gervasio e Vallicelle. La vendita era articolata su un unico turno dalle 12 alle 24, laddove i clienti si fermavano rapidamente in macchina per prelevare la droga, passata direttamente dal finestrino. Poi vi era il settore logistico, ovvero quelli che supportavano le “sentinelle” portandogli da mangiare e da bere.

Occorreva muoversi nel territorio di cui si erano impossessati e comportarsi come loro. Gli investigatori costituirono un gruppo eterogeneo ma molto affiatato ed entrarono in azione. Simone, nome di battaglia assunto, rimase appostato nella boscaglia per ventiquattro ore consecutive per studiare i comportamenti ovvero come si usa chiamarli i “modus operandi”: degli spacciatori. Al contrario di coloro che osservava non aveva il supporto logistico. La caparbietà e la costanza di Simone accendeva la miccia e si univa il Polacco che non voleva rimanere escluso. Grillo ha dovuto combattere a lungo con entrambi per non farli scendere in competizione. Compensavano l’energia investigativa, Ciprigna e Caraffa entrambi pacati e riflessivi e concludevano e completavano la squadra, Malacoda e Rubicante.

Iniziarono le prime “operazioni di servizio”, arresti su arresti, con la stessa “consecutio temporum”, cessione dello stupefacente, individuazione del soggetto, il controllo dell’acquirente, inseguimento del cedente che a volte si consegnava spontaneamente ma che nella maggioranza dei casi, scappava rincorso da Simone e dagli altri. Poi, una volta acciuffato, andavano tutti quanti ad affollare i locali del pronto soccorso per tagli, ferite e graffi.

Il giorno successivo direttissima in Tribunale, perquisizioni, segnalazioni al Prefetto e assunzione di altre prove. Infine sequestri di soldi a volte trovati sotto la sella di un vecchio ciclomotore abbandonato nel giardino dell’abitazione o di stupefacente nascosto all’interno della spalliera della cuccia del gatto.

Piano piano venivano fuori le dinamiche e la rete di vendita, e infine l’identità degli spacciatori. A questo punto iniziava il lavoro certosino degli investigatori, quello che si fa in ufficio, l’esame di decine e decine di acquirenti, redazione di rapporti parziali, e infine stesura di quelli conclusivi.

Nessuno utilizzo di tecnologie particolari e quindi senza procedere a intercettazioni telefoniche, utilizzo di GPS, installazioni di telecamere, insomma nulla che potesse avere un costo suppletivo.

L’inchiesta alla quale venne affibbiato convenzionalmente il nome: “hinterland” si concluse dopo diciotto mesi dal suo inizio assicurando alla Giustizia tutti i responsabili.

L’encomio concesso alla squadra da parte del Comandante della Legione di Firenze comprovava il lavoro sostenuto dagli investigatori che, come si poteva leggere nella motivazione, riscuoteva il plauso dell’opinione pubblica e contribuiva a esaltare il prestigio dell’Istituzione.

Nel corso della conferenza stampa lo stesso Procuratore Capo volle elogiare la scelta investigativa, ovvero di essersi serviti di metodi tradizionali ormai caduti in disuso, realizzando un’indagine a costo zero.

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La domanda spontanea di uno dei giornalisti presenti alla conferenza stampa e posta direttamente al Procuratore capo, fu: “perché non provare a esportare, su tutto il territorio toscano il metodo Pontedera?”

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