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domenica 31 luglio 2016

Attualità sabato 20 febbraio 2016 ore 06:30

Una proposta di legge sulle fusioni

Edoardo Fanucci

Tra i primi firmatari c'è il deputato Edoardo Fanucci. Obiettivo è la creazione di enti più grandi per attivare investimenti e ridurre le spese

CUTIGLIANO — Subito all’articolo 1 si prevede che “un Comune non può avere una popolazione inferiore a 5.000 abitanti”. 

“È ormai noto – spiega Fanucci - che la dimensione della maggioranza dei nostri Comuni rappresenti un limite oggettivo ad uno svolgimento efficace ed efficiente dell’azione amministrativa. Basti pensare che ben il 70 per cento dei Comuni non raggiunge i 5mila abitanti”. 

La proposta arriva nel mezzo di un dibattito molto acceso, soprattutto nel pistoiese dopo la recente decisione del Consiglio regionale sulla fusione fra Abetone e Cutigliano. A breve, poi, i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimersi sul Comune unico San Marcello-Piteglio.

“Si tratta di un percorso virtuoso e assolutamente necessario - sostiene Fanucci - grazie alla fusione, per la quale sono previsti incentivi dalle leggi regionali e nazionali, è possibile riattivare investimenti, ottimizzare i servizi, ampliarli e ridurre le tasse, sviluppare positive economie di scala e di scopo".

"La normativa, aggiornata nel corso degli anni, ha introdotto misure consistenti al fine di favorire i processi aggregativi - prosegue Fanucci - per i Comuni istituiti a seguito di fusione, ad esempio, non si applica il blocco delle assunzioni e viene assegnato, per dieci anni, un contributo straordinario al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti nel 2010".

"Il processo di revisione costituzionale in atto prevede il superamento della province, dunque la fusione dei Comuni diventa ancor più necessaria per dar vita a enti abbastanza grandi da dialogare con la Regione e il governo nazionale".

"La proposta di legge - spiega ancora il deputato - prevede che, trascorsi 24mesi dall’approvazione, si provveda alla fusione obbligatoria dei Comuni inferiori a 5mila abitanti, che non abbiano avviato di propria iniziativa procedimenti di fusione. Significa che i sindaci avranno due anni per procedere autonomamente: un’opzione senza dubbio preferibile e più conveniente, perché consente di beneficiare degli ingenti contributi attualmente previsti".

"L’obiettivo – conclude Fanucci – è incoraggiare le fusioni dal basso, rendendole ben più convenienti rispetto a quelle imposte per legge. Per la prima volta, inoltre, sono previste decurtazioni economiche per chi verrà meno agli impegni. Trascorsi quattro anni dalla data di entrata in vigore della norma, le Regioni che non avranno attuato il provvedimento saranno sottoposte a una riduzione del 50 per cento dei trasferimenti erariali in loro favore”.

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