Economia

Toscana motore dell'export italiano

Il 59% delle imprese guarda all'estero e nel 2025 l’export regionale è cresciuto del 21%. I dati del rapporto di Banca Ifis

La Toscana genera il 6,5% del prodotto interno lordo nazionale e contribuisce per il 12% all'export italiano, forte di un tessuto di piccole e medie imprese con una forte propensione ad esportare i loro prodotti. A dirlo è uno studio realizzato da Banca Ifis. La Toscana tra le principali regioni esportatrici italiane: il 59% delle imprese si affaccia ai mercati esteri, il 14% in più rispetto alla media nazionale.

Non solo. Secondo i dati emersi dal rapporto di Banza Ifis, dal titolo Market Watch Pmi – Toscana,  la regione genera il 7,3% del valore aggiunto manifatturiero forte di una rete di distretti industriali d'eccellenza.

"Le imprese del territorio - dichiara Nedo Vitali, Responsabile Commerciale Area Centro Tirreno di Banca Ifis - continuano a dimostrare dinamismo e solidità, ma per sostenere la crescita nei prossimi anni sarà fondamentale accelerare sugli investimenti in innovazione e digitalizzazione". Una dinamicità che, dati alla mano, si trasmette anche sul mondo del lavoro con un tasso di occupazione superiore alla media nazionale (70,5%, contro il 62,5%) ma anche sulla capacità di crescita: tra il 2023 e il 2025  i ricavi delle imprese toscane sono aumentati a un tasso medio annuo del 2,2%, in controtendenza con il dato negativo nazionale (-0,9%).

Particolarmente positivo il 2025, anno in cui le esportazioni dalla Toscana sono cresciute del 21% rispetto a quello precedente. Un dato trainato soprattutto dai comparti della Farmaceutica e della Metallurgia, che hanno compensato il rallentamento di altri settori manifatturieri. 

Per quanto riguarda le previsioni per il futuro, il 16,2% delle imprese già presenti all'estero prevede di entrare in nuovi mercati o incrementare le proprie vendite internazionali nel prossimo triennio, mentre il 5,1% delle aziende che oggi non esportano valuta il primo ingresso sui mercati esteri.

Buona anche la tenuta della liquidità. Nel 2026, l'84% delle piccole e medie imprese toscane prevede una situazione stabile o in miglioramento. Il 41% si trova in una fase di crescita o sviluppo accelerato, mentre il 48% valuta operazioni di crescita o cambiamento nei prossimi tre-cinque anni. 

Secondo i dati di banca Ifis, il 2026 delinea uno scenario di crescita selettiva con prospettive positive per gran parte dei comparti produttivi, in particolare per tecnologia, agroalimentare e altra manifattura; solo le costruzioni risultano in calo sia su fatturato che redditività.

"Questo scenario - spiega Banca Ifis- porta le imprese ad adottare un approccio più prudente nella gestione degli investimenti. Nel 2026 il 71% delle Pmi prevede di mantenere stabile il livello degli investimenti, mentre il 15% stima addirittura di incrementarlo. Le risorse si concentrano soprattutto su ricerca e sviluppo, innovazione organizzativa, competenze e sviluppo del prodotto, a conferma della volontà delle imprese di rafforzare la propria competitività nel medio-lungo periodo. Anche la sostenibilità continua a svolgere un ruolo centrale nelle strategie aziendali: il 67% delle Pmi è attivo su questo fronte e, tra le imprese che investono, il 77% concentra gli interventi sulla transizione verso energie rinnovabili".

Lo studio ha analizzato anche il modo in cui le imprese si interfacciano con tecnologia e intelligenza artificiale come strumento per sostenere produttività e crescita. Il 61% delle imprese utilizza o sta adottando il Cloud, mentre il 41% è già operativo o in fase di adozione dell'intelligenza artificiale, stimando un incremento medio del fatturato del 6%, una riduzione dei costi operativi del 7% e una crescita della redditività del 7%. 

Guardando alle singole province, Firenze risulta essereè quella con il maggiore peso economico nel quadro regionale: conta 74.600 aziende attive, il 26% del totale toscano, e genera 93,1 miliardi di euro di ricavi, pari al 34% del totale regionale. La quota provinciale sul Pil regionale si attesta al 33%.

Arezzo conta 26.200 aziende attive, il 9% del totale regionale, con ricavi complessivi pari a 45,4 miliardi di euro, il 17% del dato toscano.

In provincia di Grosseto sono 21.400 le aziende attive, il 7% del totale toscano. I ricavi raggiungono 7,8 miliardi di euro, appena il 3% del totale regionale.

La provincia di Livorno conta 23.500 aziende attive, l’8% del totale regionale, e registra 20,3 miliardi di euro di ricavi, pari al 7% del dato toscano.

Lucca conta 29.500 aziende attive, il 10% del totale regionale, con 26,4 miliardi di euro di ricavi, anch’essi pari al 10% della Toscana.

A Massa-Carrara sono 13.500 le aziende attive, il 5% del totale toscano, mentre i ricavi complessivi ammontano a 8,2 miliardi di euro, il 3% regionale.

Pisa, con 29.600 aziende attive, pari all’11% del totale regionale, rappresenta una delle province con la maggiore presenza imprenditoriale. I ricavi raggiungono 20,4 miliardi di euro, l’8% del totale toscano.

La provincia di Pistoia conta 22.800 aziende attive, l’8% del totale regionale, e genera 16,7 miliardi di euro di ricavi, pari al 6% del totale toscano.

Prato conta 24.600 aziende attive, il 9% del totale regionale, con ricavi per 16,3 miliardi di euro, il 6% della Toscana.

In provincia di Siena sono 20.500 le aziende attive, il 7% del totale toscano. I ricavi complessivi arrivano a 14,9 miliardi di euro, pari al 6% del totale regionale.