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lunedì 11 dicembre 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

GLI ULTIMI - Veronica & Franca

di Marco Celati - sabato 16 aprile 2016 ore 09:33

Canticchiavo, storpiandola, una canzone che mi tornava in mente, composta da Enzo Jannacci su testi di Dario Fo e Sandro Ciotti nei favolosi anni sessanta: "Veronica, il primo amor di tutta via Canonica,/ da giovane, per noi eri l’America:/ davi il tuo amore per una cifra modica/ ...Veronica, con te, non c’era il rischio del platonico,/...l’amor con te non era cosa comoda,/ né il luogo, forse, era il più poetico:/ al Carcano, in pé!".

Veronica, apprendiamo dal testo, voleva farsi monaca, ma intanto bestemmiava contra i pré! "Preti e puttane son sempre esistiti, bimba!" Disse Don Bracci, in risposta ad una donna, reputata di facili costumi, che, al passaggio di una manifestazione, preconizzando l'imminente fine del potere ecclesiastico, lo aveva apostrofato con un benaugurante morte a' preti!

Anche noi avevamo la nostra "Veronica", ma si chiamava Franca e anche lei, come immagino la più illustre collega milanese, era naturalmente dotata di un discreto movimento dell'anca che muoveva a destra e a manca. E non era mai stanca! Batteva nel quartiere della Stazione, in via della Repubblica, Repubblica, del resto, fondata sul lavoro. Lungo la ferrovia c'era un casotto, non nel senso di casino, anche se ne faceva le funzioni: era in effetti un piccolo edificio, forse un deposito, chiuso da sempre, dietro il quale la Franca poteva liberamente esercitare di giorno e di sera il più antico mestiere del mondo ad un prezzo popolarissimo e al riparo da occhi indiscreti. Così almeno lei credeva. Oppure svolgeva le sue prestazioni al gabinetto della Stazione, lì vicino. Anche Franca, come Veronica, in piedi e senza indulgere più di tanto al senso del poetico e del platonico, né concedere troppo alla comodità: amore e sesso proletario e sottoproletario.

In fondo a Via della Repubblica c'era la pensilina della fermata del pullman e Franca, passeggiando, passeggiando, si fermava un po' sulla panca a riposare l'anca stanca o, se era brutto tempo, a ripararsi dalla pioggia. Qualche anziana signora si accodava, in attesa della corriera per tornare al paese. E la Franca, che era persona onesta e coscienziosa o forse perché temeva le sciupassero la piazza, glielo diceva: "Signora, guardi, che io non aspetto il pullman, il pullman è già passato".

I moralisti e timorati del quartiere erano indignati e offesi da un simile mercimonio, condotto per di più alla luce del sole e della luna, nei pressi delle loro case. Così andarono in delegazione dal Sindaco e dal Capostazione e chiesero con una petizione scritta e firmata, nonché pronunciata a gran voce, che si ponesse fine a quello scempio immorale, disdicevole esempio per i giovani e le fanciulle del quartiere, oltre che per gli anziani, caduti, questi ultimi, spesso e volentieri in tentazione e divenuti clienti abituali della "signora". D'altronde, lo diceva anche Oscar Wilde si può resistere a tutto tranne che alle tentazioni.

E così il gabinetto della Stazione fu chiuso e ciò, più che per i pendolari delle ferrovie, fu un duro colpo per la prostata e il sesso di tanti vecchi del quartiere. Dopodiché fu demolito anche il casotto, complice correo di quegli amori mercenari, fugaci e clandestini e la Franca rimase senza lavoro. Allora dal Sindaco c'andò anche lei. Sindaco, gli disse, dammi la "casina" e io non batto più, mi levo dalla strada. Richiedeva cioè l'assegnazione di una casa popolare dove avrebbe potuto esercitare tranquillamente il mestiere, nel rispetto della privacy propria e degli affezionati clienti. Solo che, le disse il Sindaco, le "casine" non si danno alla bisogna, ci sono graduatorie e normative da rispettare. E alla Franca non gli toccava. Ma lei non si perse d'animo. Fra i suoi clienti c'era un vedovo con prole, dedito a Bacco, oltre che a Venere, due cose che, è risaputo, riducono l'uomo in cenere. Ci sarebbe anche Tabacco, ma le prime due al nostro bastavano e avanzavano, soprattutto il bere e, più che altro e spesso, il ribere. Insomma, Franca tanto fece che lo convinse a sposarla. Forse era amore o forse c'entrava qualcosa il fatto che il vedovo, alcolista non anonimo, fosse, guarda caso, assegnatario di una casa popolare. Fatto sta che un bel giorno i due si trovarono davanti al Sindaco nell'atrio del Comune, alla presenza di testimoni, due improvvisati dipendenti comunali, a pronunciare il fatidico . Lui sembrava un po' annebbiato, non così convinto. Non a caso scrive Victor Hugo nelle pagine finali di "Notre-Dame de Paris": "Anche Phoebus di Châteaupers fece una tragica fine: si sposò". Il nostro poi era anche recidivo.

La cerimonia fu singolare. Mentre il Sindaco tricolorato officiava, il bimbo, che era al seguito del promesso sposo, non prima di aver fatto il diavolo a quattro correndo per l'atrio, scappò giù dalle scale. Il padre allora abbandonò la cerimonia per rincorrere il vivace figlioletto, che Dio lo benedica: il figlio, ma già che ci siamo anche il padre. Dopo qualche minuto anche la futura sposa si precipitò giù dalle scale, non nel senso che si buttò di sotto, ma per andare a recuperare l'aspirante marito e il di lui figliolo. Così rimasero soltanto i due testimoni che, essendo già sposati ognuno per conto suo e avendo da fare, tornarono al lavoro, lasciando il Sindaco da solo con la fascia tricolore e la luna, entrambe di traverso. Allora anche il primo cittadino tornò, santiando, in ufficio. Solo dopo un bel po' la coppia si ricompose e finalmente il matrimonio civile fu celebrato, in forma un tantino più civile.

E fu così che la Franca ottenne la sua "casina" e lasciò per sempre la strada, dimostrando di essere donna forse di molti amori, ma di una sola parola.

Anche Pepe Carvalho, il detective nato dalla fantasia e dalla penna di Manuel Vázquez Montalbán, aveva come amante una prostituta, Charo che lo amava, ricambiata. E fu, finché durò, un travagliato, ma bellissimo rapporto. Chissà se alla fine la nostra storia può assomigliare a quella. In fondo anche questo racconto è solo quasi vero.

Marco Celati

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Pontedera, 26 Marzo 2016

Qualche ragguaglio su "Veronica" e dintorni. Via Luigi Canonica è a Milano nei pressi del parco Sempione. Il Carcano è un noto teatro milanese, situato nella zona di Porta Romana. Per un periodo è stato anche un cinema ed a questo utilizzo, più popolare, si riferisce probabilmente la canzone: lì la Veronica esercitava in pé, in piedi, come la nostra Franca. E con "Veronica & Franca", dopo "Il senzatetto", "Le babbucce" ed "Ecco cinque", si concluderebbe, in bellezza e provvisoriamente, se non mi viene a mente altro, la serie de "Gli ultimi". Che siano beati o meno.

Marco Celati

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